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Maxi frode Iva da 100 milioni, arrestato a Lucca un uomo residente in Svizzera

Rintracciato e arrestato a Lucca un collaboratore chiave dell'organizzazione al centro della maxi frode Iva sulle materie plastiche da 100 milioni di euro.

Maxi frode Iva da 100 milioni, arrestato a Lucca un uomo residente in Svizzera
Foto Myrabella / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
In breve
  • Arrestato a Lucca un uomo residente in Svizzera, ritenuto intermediario nel sistema di fatture false
  • L'operazione della Guardia di Finanza di Torino e Ancona ha portato a 11 misure cautelari in carcere e 7 interdittive su 18 indagati
  • Sequestrati beni per circa 25 milioni di euro, danno quantificato nella stessa cifra
  • Coinvolte 56 persone e 42 società tra Italia e altri Paesi europei nel periodo 2018-2022

Un uomo residente in Svizzera è stato rintracciato e arrestato a Lucca nell'ambito di una vasta operazione della Guardia di Finanza contro una presunta frode internazionale sull'Iva nel commercio di materie plastiche. L'indagine, coordinata dalla Procura Europea (EPPO) di Torino, ha coinvolto i Nuclei di polizia economico-finanziaria di Torino e Ancona.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l'uomo sarebbe stato il principale collaboratore del promotore dell'associazione a delinquere e, insieme a un altro soggetto, avrebbe svolto un ruolo di intermediazione tra le società interessate a ottenere fatture per operazioni inesistenti e quelle disponibili a emetterle.

L'operazione complessiva ha portato all'esecuzione di 18 misure nei confronti di altrettanti indagati, con 11 ordinanze di custodia cautelare, di cui 8 in carcere e 3 ai domiciliari, e 7 provvedimenti interdittivi. È stato inoltre disposto il sequestro di beni e disponibilità finanziarie per circa 25 milioni di euro.

Il meccanismo della frode

Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, la frode era costruita attraverso un sistema di società cartiere e fatture per operazioni inesistenti nel commercio di materie plastiche. La rete avrebbe avuto una base nelle Marche, con ramificazioni in diverse regioni italiane e in Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania e Ungheria, attraverso società prive di reale struttura operativa e intestate a prestanome.

Le indagini, condotte anche tramite intercettazioni, pedinamenti e accertamenti bancari, hanno riguardato il periodo compreso tra il 2018 e il 2022, nel quale sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti per circa 100 milioni di euro, con un danno ai bilanci dello Stato italiano e dell'Unione europea quantificato in circa 25 milioni.

Nel complesso risultano coinvolte a vario titolo 56 persone e 42 società, di cui 34 italiane e 8 estere. Per l'esecuzione delle misure cautelari e delle perquisizioni sono stati impegnati oltre 140 finanzieri dei Nuclei di polizia economico-finanziaria di Torino e Ancona, affiancati dai reparti territoriali di Piemonte, Marche, Lazio, Veneto, Lombardia, Puglia e Calabria, con il supporto di unità cinofile specializzate nella ricerca di denaro contante.

Si tratta di accuse al momento oggetto di indagine: per gli indagati vale la presunzione di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva.

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