Il marmo delle Apuane lucchesi: cave e filiera tra Minucciano e Vagli Sotto
Nel versante lucchese delle Apuane il marmo resta una risorsa chiave tra comprensori estrattivi, aziende locali e questioni ambientali ancora aperte.

- Minucciano e Vagli di Sotto sono due dei dieci comprensori apuani del Piano regionale cave
- Nei dieci comprensori apuani è disponibile oltre un quarto del materiale cavabile in Toscana fino al 2038
- Sulle Apuane risultano circa 165 cave attive e 510 inattive secondo l'Università di Siena
- Aziende come Marmi Minucciano gestiscono cave sia nel bacino di Colonnata-Carrara sia in quello di Acqua Bianca-Minucciano
Se si pensa al marmo delle Apuane, la mente corre quasi sempre a Carrara. Ma la catena montuosa che separa la Garfagnana dalla costa appartiene anche alla provincia di Lucca, con comprensori estrattivi attivi da secoli nei territori di Minucciano, Vagli di Sotto e Careggine. Un distretto meno noto di quello massese, ma inserito a pieno titolo nella pianificazione regionale delle attività estrattive.
Due comprensori lucchesi nel Piano regionale cave
Il Piano regionale cave della Toscana, lo strumento che fissa i volumi estraibili fino al 2038, individua dieci comprensori che fanno riferimento alle Alpi Apuane. Sono, in ordine alfabetico, Carrara, Casola in Lunigiana (MS), Fivizzano (MS), Massa, Minucciano (LU), Montignoso (MS), Pietrasanta (LU), Seravezza (LU), Stazzama (LU) e Vagli di Sotto (LU). Due di questi comprensori, dunque, riguardano direttamente il territorio lucchese della Garfagnana apuana: Minucciano e Vagli di Sotto.
Il peso di questi bacini nel quadro regionale non è marginale. Nei dieci comprensori, all'interno di cave che in molti casi si trovano all'interno del perimetro del Parco regionale delle Alpi Apuane, è disponibile oltre un quarto di tutto il materiale cavabile in Toscana fino al 2038, che in totale somma 179.272.620 metri cubi. Nel complesso, secondo i documenti regionali, da soli i dieci comprensori apuani valgono oltre 47,75 milioni di metri cubi di marmo.
Nel 2024 la Regione Toscana ha avviato un procedimento di variante al Piano cave per aumentare del 5% la capacità autorizzata fino al 2038. A intervenire sulla vicenda è stato anche il sindaco di Minucciano, Nicola Poli, che intervistato da Altreconomia ha spiegato che il provvedimento non era stato concertato con le amministrazioni locali e che gli uffici tecnici del Comune stavano valutando il testo per eventuali osservazioni formali.
Quante cave sono attive sulle Apuane
Sull'intero massiccio apuano, che si estende tra le province di Lucca e Massa-Carrara, il numero di siti estrattivi resta oggetto di censimento periodico. Secondo un censimento del centro di geotecnologie dell'università di Siena, sulle Apuane ci sono 165 cave attive e 510 dismesse, e Carrara è il comune italiano con il maggior numero di cave attive, 73. Il dato conferma che la parte più consistente dell'attività estrattiva si concentra ancora sul versante massese, mentre i comprensori lucchesi di Minucciano e Vagli di Sotto rappresentano una quota minoritaria ma non trascurabile del totale.
Le aziende e la filiera sul territorio
Sul versante lucchese opera, tra le altre, l'azienda Marmi Minucciano, che gestisce cave distribuite tra due bacini marmiferi. Secondo quanto riportato sul sito dell'azienda, Marmi Minucciano gestisce direttamente tre cave di marmo, distribuite tra il bacino marmifero di Colonnata–Carrara e quello di Acqua Bianca–Minucciano: nel primo si collocano la Cava Tacca 133, con un comparto di 225.000 m², e la Cava Seccagna 128, con un fronte estrattivo di 125.000 m², mentre nel Bacino Marmifero di Acqua Bianca–Minucciano si trova la Cava Zebrino 2-3, un comparto estrattivo di 180.000 m². L'azienda rivendica una gestione diretta dell'intera filiera, dall'estrazione alla lavorazione dei blocchi in lastre.
Il nodo ambientale e occupazionale
Il tema del marmo apuano resta al centro di un confronto acceso tra chi chiede più spazio all'estrazione e chi denuncia l'impatto ambientale sul paesaggio e sui corsi d'acqua, oltre alla scarsa occupazione generata rispetto ai volumi estratti. Sul punto, la Cgil Toscana ha indicato come prioritaria la creazione di una filiera di lavorazione locale capace di generare occupazione sul territorio, e non solo l'esportazione di materia prima grezza verso altri distretti di trasformazione.




