Michelangelo a Seravezza: cave di marmo e luoghi da visitare sulle Apuane
Guida ai luoghi legati a Michelangelo Buonarroti a Seravezza: la cava di Trambiserra, la Via di Michelangelo, il Palazzo Mediceo e la pieve della Cappella.

- Michelangelo arrivò a Seravezza nel 1517-1518 per estrarre marmo per la facciata di San Lorenzo a Firenze
- La cava di Trambiserra, aperta dallo scultore, è oggi visitabile e ancora attiva come azienda estrattiva
- La Via di Michelangelo collega le cave del Monte Altissimo al mare passando per Seravezza, Corvaia, Querceta e Forte dei Marmi
- Il Palazzo Mediceo di Seravezza, lungo il percorso storico, è Patrimonio UNESCO dal 2013
Seravezza, alle porte delle Alpi Apuane, conserva ancora oggi i segni del passaggio di Michelangelo Buonarroti, chiamato dai Medici all'inizio del Cinquecento a cavare marmo sulle montagne del territorio. Chi vuole seguire le tracce dello scultore può percorrere un itinerario che va dalle cave alla pianura, fino al centro storico del paese.
Perché Michelangelo arrivò a Seravezza
Si deve a Michelangelo Buonarroti il merito di aver "valorizzato" queste cave, allorché nel 1517 si recò da Carrara a Seravezza "per tentare di cavare da quei monti i marmi per la facciata di S. Lorenzo di Firenze". Secondo la documentazione storica, lo sfruttamento delle cave di Seravezza ebbe inizio proprio nel 1517, con l'escavazione della cava utilizzata da Michelangelo, detta della Cappella o Falcovaja, che offre il marmo più fine e più candido. Accanto alle cave della Cappella furono in seguito attivate quelle del Vasajone, della Polla, del Trambiserra e della Vincarella, tutte lungo le pendici del Monte Altissimo.
L'anno successivo l'incarico si fece formale: il 15 marzo 1518 presso il notaio Giovanni Badessi a Pietrasanta, Michelangelo Buonarroti stipulò il primo di una serie di contratti per l'estrazione dei marmi dal Monte di Trambiserra, impegnandosi a finire i lavori entro otto anni.
La cava di Trambiserra, oggi ancora attiva
La cava aperta da Michelangelo non è un sito archeologico abbandonato: è tuttora un'impresa estrattiva in attività. L'azienda italiana di estrazione marmi pregiati ha due cave interamente di proprietà: la cava Bianco Trambiserra di Michelangelo e la cava Grigio San Nicola e Bardiglio, entrambe a Seravezza. La sede si trova in Via Monte Altissimo a Seravezza.
Dal punto di vista storico, resta aperta una questione legata a un episodio raccontato dallo stesso Michelangelo: una colonna che, durante il trasporto a valle, precipitò nel fiume Serra rompendosi in più pezzi. Nell'atto rogato a Pietrasanta da ser Giovanni di Paolo Badessi e sottoscritto da Michelangelo, è chiaramente definito il luogo di estrazione delle colonne: le cave di Trambiserra, al tempo chiamate alternativamente Transvaserra e Finochiaia. Un frammento di quella colonna, secondo la tradizione locale, si trova oggi nel giardino della villa Bernard Sancholle Henraux a Seravezza, dove risiedono delle suore.
La Via di Michelangelo: dalle cave al mare
Il compito più impegnativo affidato allo scultore non fu solo scegliere il marmo, ma costruire una strada per trasportarlo fino al porto. Michelangelo contribuì alla realizzazione di quel tratto di strada che dalle cave di Trambiserra sul monte Altissimo, passando per Seravezza, Corvaia e Querceta, conduceva fino a Forte dei Marmi, dove il marmo veniva poi imbarcato e trasportato a Firenze risalendo il corso dell'Arno.
L'impresa non fu semplice. L'impresa impegnò Michelangelo dal 1518 al 1520 tra mille difficoltà: la costruzione della strada subì continui rallentamenti e quando finalmente i primi marmi giunsero a Firenze, nel 1521, il progetto della facciata ormai era stato abbandonato. Nonostante l'esito del cantiere fiorentino, il collegamento tra monte e mare resta ancora oggi un tracciato riconoscibile, noto come Via di Michelangelo, che attraversa olivete, valli e borghi della Versilia storica.
Palazzo Mediceo, tappa UNESCO lungo il percorso
Lungo questo stesso itinerario sorge il Palazzo Mediceo di Seravezza, costruito su volontà di Cosimo I de' Medici nella seconda metà del Cinquecento come residenza per sorvegliare le cave di marmo e le miniere della zona. Il 23 giugno 2013 Palazzo Mediceo è stato riconosciuto dall'UNESCO Patrimonio Mondiale dell'umanità nell'ambito del "Sito seriale delle ville e giardini medicei della Toscana". Oggi il palazzo, con il giardino e le Scuderie Granducali, ospita mostre ed eventi culturali durante tutto l'anno.
La pieve della Cappella e l'"Occhio di Michelangelo"
Un'ultima tappa dell'itinerario è la pieve della Cappella, frazione di Seravezza, dove la tradizione locale attribuisce a Michelangelo il disegno del rosone della facciata, noto come "Occhio di Michelangelo". Gli storici segnalano però che si tratta di un'attribuzione tradizionale priva di riscontri documentali certi: secondo una ricostruzione pubblicata online, la facciata venne abbellita da un porticato completato nel 1538, i cui capitelli pare fossero disegnati da Michelangelo, al quale la tradizione locale attribuisce anche il rosone, ma Michelangelo non ha storicamente niente a che fare con la chiesa.
Informazioni pratiche
- Cave Trambiserra: Via Monte Altissimo, Seravezza (LU). Azienda privata attiva, visibile dal percorso stradale che sale verso il Monte Altissimo.
- Palazzo Mediceo: centro di Seravezza, lungo la direttrice della storica Via di Michelangelo; ospita mostre ed eventi tutto l'anno.
- Pieve della Cappella: frazione Cappella, Seravezza.
Per chi vuole ripercorrere l'intero tracciato, il percorso dalle cave del Monte Altissimo al mare attraversa Seravezza, Corvaia, Querceta e arriva fino a Forte dei Marmi, ricalcando nelle linee essenziali la strada fatta tracciare da Michelangelo cinquecento anni fa.




