Comitato Vivere il Centro Storico contro il Comune: "Esclusi dal confronto"
Il Comitato Vivere il Centro Storico denuncia l'esclusione dal dialogo con l'amministrazione e critica le nuove regole per l'uso delle sale comunali.

- Contesta il nuovo regolamento sugli spazi congressuali comunali, che richiede polizza da 500mila euro o cauzione di 2mila euro per usare sale come il Cred
Il Comitato Vivere il Centro Storico di Lucca denuncia di essere stato escluso dal confronto con l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Mario Pardini, puntando il dito contro le modalità di dialogo con le associazioni cittadine e contro il nuovo regolamento per l'uso delle sale comunali.
In una nota diffusa oggi, il comitato ricorda che in campagna elettorale il sindaco aveva annunciato l'istituzione di un assessore di riferimento dedicato alle problematiche delle zone che si interfacci con le associazioni presenti sul territorio realizzando punti di incontro con i cittadini. Secondo l'associazione, però, questa apertura avrebbe riguardato solo le realtà delle frazioni, escludendo invece le associazioni del Centro Storico. Il comitato spiega di essere stato tagliato fuori perché non organizza sagre o eventi e perché svolge attività per la difesa e tutela della residenza del Centro Storico, con particolare attenzione a tematiche connesse al traffico, all'inquinamento ambientale ed acustico.
La nota richiama poi un altro nodo rimasto irrisolto: da 13 anni giace in un cassetto un regolamento che prevede organismi territoriali sul modello delle vecchie Circoscrizioni, mai attuato dall'amministrazione comunale.
A far esplodere la polemica è stato però, secondo il comitato, il nuovo regolamento per l'utilizzo degli spazi del sistema congressuale comunale. L'associazione segnala che l'articolo 7, comma 8, stabilisce che per utilizzare una sala come quella del Cred di via Sant'Andrea, ottenibile fino a pochi mesi fa con 32 euro di marche da bollo, oggi occorre, per una riunione di due o tre ore, una polizza assicurativa con massimale di 500mila euro, oppure una cauzione di 2mila euro. Condizioni che il comitato definisce "forse modeste per una società commerciale, ma proibitive per associazioni senza fini di lucro con bilanci modesti come la nostra".
Nella conclusione della nota, il comitato riassume le proprie critiche parlando di un'esclusione dal dialogo, di un regolamento sulla partecipazione fermo da oltre un decennio e di condizioni economiche che renderebbero difficili persino le riunioni tra cittadini, chiedendo: "Se questa si può chiamare democrazia, qualcuno ce lo spieghi. Perché noi, da soli, proprio non ci arriviamo!".
Al momento non risulta una replica dell'amministrazione comunale alle accuse mosse dal comitato.



