Massarosa, impianto fotovoltaico a Piano di Mommio: doppia protesta
A Piano di Mommio un impianto fotovoltaico a norma contestato da residenti riuniti in comitato e dal Coordinamento Versilia per la Palestina, per motivi diversi.

- Residenti riuniti in Comitato
- il Coordinamento Versilia per la Palestina denuncia una catena societaria con presunti legami finanziari israeliani
A Piano di Mommio, frazione di Massarosa, un impianto fotovoltaico realizzato in regola con le norme vigenti è finito al centro di una protesta che unisce, per ragioni diverse, i residenti della zona e il Coordinamento Versilia per la Palestina.
L'impianto, un campo fotovoltaico a terra, è stato realizzato su un terreno agricolo privato in via dei Ghivizzani. Il diritto di superficie dell'area è stato ceduto alla società Sunprime Solar Belt, e i lavori di costruzione sono iniziati il 6 ottobre 2025. L'autorizzazione è stata concessa attraverso una Procedura abilitativa semplificata (Pas), prevista dalla normativa nazionale di settore. L'energia prodotta dall'impianto, una volta a regime, sarà immessa in rete.
Da un lato i residenti della zona hanno sollevato diverse criticità legate all'intervento e si sono costituiti in Comitato, chiedendo che l'amministrazione comunale di Massarosa, pur nei limiti delle competenze previste dalla procedura autorizzativa, si attivi presso i livelli istituzionali competenti. In particolare viene chiesto di favorire la creazione di una rete tra i Comuni interessati da situazioni analoghe, per affrontare insieme un fenomeno che riguarda diversi territori.
Dall'altro lato il Coordinamento Versilia per la Palestina ha organizzato per oggi, sabato 10 ottobre, un presidio davanti al cantiere, nell'ambito di una giornata di mobilitazione per la Palestina, per richiamare l'attenzione sulla vicenda dell'impianto. Secondo la ricostruzione fornita dal Coordinamento, attraverso una catena societaria che passerebbe per Sunprime Solar Belt, Sunprime MT, Sunprime Holdings, NoFar Energy e Noy Fund, nell'operazione sarebbero coinvolti soggetti finanziari israeliani.
Le due mobilitazioni, pur partendo da motivazioni distinte - da una parte la tutela del territorio e del paesaggio agricolo, dall'altra la richiesta di verifiche sui capitali coinvolti nell'operazione - convergono nella richiesta di maggiore trasparenza e di un ruolo più incisivo dei Comuni nelle procedure autorizzative degli impianti a terra, al momento in gran parte sottratte al controllo diretto delle amministrazioni locali.


