Stazzema, il sindaco Verona: "Senza servizi non c'è futuro per la montagna"
Il sindaco di Stazzema interviene sulla nuova legge sulla montagna: servono scuola, sanità, trasporti e lavoro per far restare le persone nei piccoli comuni.

- Il sindaco di Stazzema Maurizio Verona interviene sul dibattito legato alla nuova legge sulla montagna
- Per Verona lo spopolamento si combatte garantendo servizi essenziali, non solo con finanziamenti
- Il primo cittadino distingue tra le esigenze delle Alpi e quelle dell'Appennino
- La legge nazionale sulla montagna è in vigore dal settembre 2025
Il sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, interviene nel dibattito sulla nuova legge nazionale sulla montagna, sostenendo che il contrasto allo spopolamento dei territori montani non può basarsi soltanto su nuove norme e finanziamenti, ma deve garantire ai cittadini le condizioni concrete per continuare a vivere nei piccoli comuni.
Il riferimento è alla legge che riconosce le zone montane come questione di interesse nazionale, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 19 settembre 2025 ed entrata in vigore il 20 settembre 2025. Un provvedimento che, secondo quanto riportato in altre analisi del testo, prevede un Fondo con una dotazione di 200 milioni di euro annui per il triennio 2025-2027 destinato a finanziare le misure a sostegno dello sviluppo sociale, economico e ambientale delle aree montane.
Per il sindaco di Stazzema, però, il riconoscimento normativo da solo non basta. "La mia preoccupazione è che in Italia continuiamo a parlare della montagna soprattutto quando dobbiamo celebrarla, mentre troppo poco la consideriamo quando dobbiamo garantire ai cittadini che ci vivono gli stessi diritti di chi vive in pianura o nelle grandi città", afferma Verona. Il sindaco indica nella chiusura di scuole, nella riduzione dei presidi sanitari, nell'arretramento dei servizi commerciali e bancari e nell'insufficienza del trasporto pubblico le cause principali che spingono le famiglie e i giovani ad allontanarsi dai piccoli comuni montani, innescando quello che definisce un circolo vizioso tra calo demografico e ulteriore riduzione dei servizi.
Nel suo intervento Verona distingue inoltre le diverse realtà montane italiane, sottolineando come Alpi e Appennino non possano essere affrontati con lo stesso modello, per le differenti condizioni economiche, demografiche e territoriali che li caratterizzano. Il sindaco propone di spostare l'attenzione dal singolo progetto alla permanenza stabile delle comunità, chiedendo che i maggiori costi di scuola e sanità in montagna non vengano considerati inefficienze, ma il prezzo necessario della coesione territoriale.
Secondo Verona, infine, il turismo non può essere l'unica risposta allo spopolamento: prima occorre permettere alle persone di continuare a vivere stabilmente in montagna, costruendo attorno a queste comunità le diverse forme di economia, lavoro e sviluppo del territorio.



