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Inps condannata a restituire somme a un pensionato lucchese: assegno sociale tagliato senza dolo

Il Tribunale di Lucca annulla la richiesta di restituzione di un indebito assistenziale: nessun dolo del pensionato, Inps condannata a rimborsare le trattenute.

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Foto Gregorovius / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
In breve
  • Il Tribunale di Lucca ha respinto la richiesta di restituzione avanzata dall'Inps a un pensionato
  • L'istituto chiedeva 5.519,01 euro per presunto superamento dei limiti reddituali tra il 2018 e il 2021
  • Il giudice ha stabilito che non vi fu dolo, poiché i dati reddituali erano già accessibili all'Inps per via telematica
  • Inps condannata a restituire 788,43 euro trattenuti e a pagare 2.200 euro di spese legali

Il Tribunale di Lucca, con una sentenza del giudice Giampaolo Fabbrizzi, ha dato ragione a un pensionato che si era opposto a una richiesta di restituzione avanzata dall'Inps per un presunto indebito assistenziale legato all'assegno sociale.

La vicenda

L'istituto di previdenza aveva chiesto al beneficiario la restituzione di 5.519,01 euro, somma che secondo l'ente sarebbe stata erogata in eccesso tra gennaio 2018 e febbraio 2021. Alla base della richiesta, il presunto superamento dei limiti reddituali previsti dalla legge e la mancata comunicazione delle variazioni di reddito per l'anno 2018.

Il pensionato si è rivolto al tribunale contestando l'addebito, sostenendo l'assenza di qualsiasi intento fraudolento e sottolineando come i propri dati economici fossero comunque conoscibili dall'amministrazione.

La decisione del giudice

Il giudice ha accolto le argomentazioni della difesa, richiamando i principi consolidati dalla giurisprudenza di legittimità in materia di prestazioni assistenziali. Secondo la sentenza, non si può applicare la disciplina generica di ripetizione dell'indebito a prestazioni destinate a soddisfare esigenze alimentari primarie, come l'assegno sociale.

Un punto decisivo riguarda la disponibilità dei dati: i redditi relativi al 2018 risultavano già presenti nelle certificazioni uniche, dunque accessibili all'Inps per via telematica. Per questo motivo il tribunale ha escluso qualsiasi condotta fraudolenta o omissione dolosa da parte del pensionato. Le verifiche svolte in sede di giudizio hanno inoltre confermato che per il 2020 e il 2021 l'uomo non aveva percepito redditi ulteriori rispetto a quelli già noti.

Le conseguenze della sentenza

Il tribunale ha dichiarato non dovute le somme pretese dall'Inps, annullando il provvedimento di recupero e condannando l'istituto a restituire al pensionato 788,43 euro già trattenuti. L'ente previdenziale è stato inoltre condannato al pagamento delle spese di lite, liquidate in 2.200 euro oltre agli accessori di legge.

La vicenda si inserisce nel filone di pronunce giurisprudenziali che limitano la possibilità per l'Inps di recuperare somme versate a titolo di prestazioni assistenziali quando l'amministrazione disponeva già, o avrebbe potuto disporre tramite i propri sistemi telematici, dei dati reddituali necessari a evitare l'errore.

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