Superbonus mai realizzato a Olbia, impresa condannata a restituire 38.700 euro
Un cittadino lucchese aveva versato un acconto per lavori di efficientamento su una casa a Olbia mai iniziati: condanna a restituzione e risarcimento.

- Acconto di 38.700 euro versato nel 2022 e mai restituito dall'impresa sarda
- Il contratto di appalto è stato risolto per inadempimento totale dell'azienda
- Riconosciuto un risarcimento di 145.440 euro per la perdita dell'opportunità fiscale
- L'azienda, assente al processo, dovrà pagare anche spese legali e di mediazione
Un cittadino lucchese aveva affidato nell'agosto del 2022 a un'impresa con sede in Sardegna lavori di ristrutturazione e di efficientamento energetico su un immobile a Olbia, con l'obiettivo di usufruire dei vantaggi fiscali del bonus casa e del superbonus 110%. L'azienda, però, non ha mai avviato il cantiere. A deciderlo è stata la giudice Anna Martelli, chiamata a pronunciarsi su una causa civile che ha coinvolto gli eredi del committente.
In base agli accordi tra le parti era stato versato un acconto di 38.700 euro tramite bonifico, ma i lavori non sono mai partiti. Pochi mesi dopo la stipula del contratto il committente è morto, lasciando come unico erede il figlio. Quest'ultimo ha ceduto il credito alla madre, nominandola usufruttuaria della casa e conferendole procura per agire in giudizio, dopo che il tentativo di mediazione era fallito per l'assenza della controparte.
La decisione del giudice
Il giudice ha accertato l'inadempimento totale della ditta edile, che non ha eseguito alcuna opera né ha restituito l'acconto ricevuto. Di conseguenza il contratto di appalto è stato risolto e l'azienda è stata condannata a restituire i 38.700 euro, con l'aggiunta degli interessi legali.
Oltre alla restituzione della somma, il tribunale ha riconosciuto un risarcimento per la perdita dell'opportunità fiscale legata al mancato utilizzo del credito d'imposta. L'importo, calcolato tramite una perizia tecnica, è stato ridotto del 20% per tenere conto della differenza tra un pagamento immediato e un credito d'imposta dilazionato in cinque anni: la cifra finale riconosciuta è di 145.440 euro. L'impresa, rimasta sempre assente durante tutto il processo, è stata condannata anche al pagamento delle spese legali e dei costi della procedura di mediazione.
Un tema già emerso nel territorio lucchese
Il contenzioso legato al superbonus non è una novità per la provincia di Lucca dal punto di vista giudiziario. A gennaio di quest'anno la Guardia di Finanza del comando provinciale di Lucca, al termine di un'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Lucca, aveva eseguito perquisizioni e sequestri di beni per oltre 10 milioni di euro nell'ambito di un'inchiesta su una presunta truffa legata ai crediti d'imposta di Superbonus 110% e Sismabonus, partita dalle denunce di alcuni proprietari di immobili che non avevano visto avviare i lavori promessi. Si tratta di un procedimento penale distinto da quello civile concluso ora con la sentenza della giudice Martelli, ma che conferma come i mancati avvii di cantiere legati ai bonus edilizi abbiano generato diversi contenziosi con origine o riferimenti nel territorio lucchese.




